Paradisi fiscali, 5 mila italiani hanno portato soldi in quelli Ue, 21 mld nel Lussemburgo

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Die Steueroasen Europas auf einer Karte dargestellt. Illustration: Robert Zimmermann

di Luciano Cerasa

Oltre 5mila italiani hanno preferito traslocare i loro patrimoni e profitti in uno dei paradisi
fiscali europei, al riparo di una legislazione molto più favorevole e degli occhi indiscreti di
magistrati, banche e creditori. In tutto i miliardi espatriati dai nostri connazionali sono 21, ma
una bella fetta è sbarcata in Lussemburgo. La somma del tesoretto sparito nelle nebbie di una
delle capitali istituzionali dell’Unione europea è ragguardevole: si parla di 9,6 miliardi di
dollari. A portare a galla l’entità esatta della raccolta fatta in Italia da parte di uno dei paradisi
fiscali stabilmente insediati nel cuore dell’Europa è l’indagine denominata OpenLux, condotta
da un gruppo di giornalisti investigativi e pubblicata su diciassette testate internazionali, della
quale abbiamo dato conto su Fiscoequo.it in un precedente articolo.

Circa il 90% delle società registrate nel granducato sono controllate da soggetti non residenti. Il 40% è stato costituito
solo per detenere quote di altre società senza alcuna attività economica sul territorio. Il
Lussemburgo conta circa 600mila abitanti che, insieme a migliaia di società offshore,
vivono all’ombra di una delle sedi del Parlamento europeo, il segretariato generale
dell’istituzione. In seguito all’adozione della quinta direttiva antiriciclaggio, nel granducato
è stato istituito nel settembre 2019 il registro dei titolari effettivi delle società. Su 140mila
165 soggetti giuridici registrati 72mila 350 hanno un titolare effettivo, 41mila 414 non sono
stati individuati e per 26mila 401 mancano del tutto e sono stati segnalati alle autorità
giudiziarie del paese.

Il governo lussemburghese si difende sottolineando che agisce “nel
pieno rispetto di tutte le normative europee e internazionali e partecipa pienamente allo
scambio di informazioni tra gli Stati per combattere l’elusione e l’evasione fiscale”. Inoltre
“L’Ocse e l’Unione europea ribadiscono di non aver ancora individuato alcuna pratica e
legislazione fiscale dannose in Lussemburgo”. Ma la Commissione Ue non sembra
convinta e annuncia un report sul Lussemburgo. Come si vede la volontà politica di
stroncare la concorrenza fiscale tra gli stessi paesi dell’Unione quantomeno scarseggia.
Già nel 2014 i LuxLeaks avevano rivelato il segreto di pulcinella dell’accondiscendente
fisco lussemburghese, individuando allora 300 aziende che avevano migrato i loro profitti,
senza che nessuna “motovedetta” fiscale li lasciasse a mollo o ‘sparasse’ loro addosso.