Evasione, Kakà assolto: “ma con l’abuso di diritto se la sarebbe cavata lo stesso”

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L’ex fantasista rossonero, accusato di evasione fiscale, è stato assolto “perché il fatto non sussiste”. Ma il legale puntualizza: “con la nuova normativa non avrebbe comunque rischiato nulla”.

“Il fatto non sussiste”. Con questa formula il tribunale di Milano ha assolto l’ex calciatore del Milan Ricardo Kakà dall’accusa di evasione fiscale. L’asso brasiliano era finito nel mirino della magistratura per un presunto veicolo societario creato ad hoc dove far confluire i proventi derivanti dallo sfruttamento dei diritti d’immagine e abbattere l’imbonibile. Tesi non accolta dal giudice monocratico di Milano, secondo cui la società era realmente operativa e “non si trattava solo di uno schermo per non pagare le imposte”. Si chiude così anche la controversia giudiziale: il calciatore aveva infatti già chiuso i conti con l’Agenzia delle entrate versando circa due milioni di euro all’erario.

Fantasisti nel pallone. Dopo Maradona e Messi anche Kakà, insomma. Ma se per il primo la battaglia giudiziale ha- a distanza di quasi trent’anni- ancora degli strascichi e per il secondo la controversia sembra ancora lontana dall’essere risolta, per Kakà la ‘partita’ col fisco sembra essere definitivamente conclusa. L’ex fantasista rossonero era finito a processo dopo una segnalazione dei funzionari dell’Agenzia delle entrate: l’accusa era di aver costituito una società di comodo, la “Tamid Sport Marketing Srl”, per sottrarre alla base imponibile i ricavi da sponsor. Il reato ipotizzato, di dichiarazione infedele per gli anni 2005, 2007 e 2008, è però stata respinta dal giudice di primo grado, che ha accolto la richiesta di assoluzione.

“Se la sarebbe comunque cavata”. Si è detto “soddisfatto” il legale del calciatore, l’avvocato Daniele Ripamonti. Nel periodo oggetto della contestazione, ha aggiunto l’avvocato, Kakà “aveva concesso a un soggetto terzo i diritti per lo sfruttamento della sua immagine” al solo scopo “di conseguire il maggior numero di contatti attraverso una struttura competente”. In ogni caso, ha concluso “il mio assistito avrebbe potuto cavarsela anche grazie alla nuova normativa in quanto l’abuso del diritto non costituisce più reato ma il giudice lo ha assolto con formula piena, accogliendo in toto le nostre ragioni”.